Tasso fisso o variabile
«Tasso fisso o variabile»: la scelta è fra una rata che resta sempre uguale e una che segue l'andamento del mercato. Il tasso variabile si avvia da un livello più basso, ma può salire.
- Nel 2014, nuovi mutui a tasso fisso
- circa 20 %dei contratti firmati in quell'anno.
- I nuovi mutui a tasso fisso del 2021
- circa 80 %a tassi storicamente bassi
- Mutui nuovi con cap nel 2022
- oltre 30 % con untetto massimo sul tasso variabile
- Una rata sostenibile
- Al massimo un terzodel reddito netto.

Tasso fisso o variabile: che cosa cambia nella rata?
Con il fisso, il tasso che firmi all'inizio resta valido fino all'ultima rata. Se poi il mercato scende, tu mantieni comunque il tasso iniziale.
Con il variabile, il tasso si ricalcola in date prestabilite. Fa riferimento a un parametro dei mercati finanziari, cui si aggiunge lo spread, la quota fissa decisa dalla banca.
Di solito, all'inizio il variabile costa meno. Però, più il mutuo dura, più anni resti esposto alle variazioni dei tassi.
Quando scegli il fisso, spesso la banca chiede condizioni meno convenienti, perché i rialzi sono un suo rischio.
Fonte: voce variabile del glossario, Banca d'Italia, L'economia per tutti
Conviene tasso fisso o variabile? Dipende dal rischio che reggi
Una risposta giusta per tutti non esiste. Come suggerisce Banca d'Italia, la prima domanda è: quanto rischio puoi permetterti?
Anche i tassi del giorno della firma pesano. È più probabile che i tassi salgano quando sono molto bassi, e il fisso può risultare una scelta preferibile. Il discorso si inverte con tassi molto alti.
Le famiglie italiane si sono mosse secondo questa logica. Nel 2022 i rialzi hanno fatto risalire il costo del fisso sopra quello del variabile, e la quota dei nuovi mutui fissi è scesa al 50 %.
- Se tra qualche anno una rata più alta metterebbe in crisi i tuoi conti, il fisso fa per te.
- Il variabile fa per te se vuoi spendere meno subito e se puoi assorbire eventuali aumenti.
- Con il variabile con cap trovi un tetto massimo per il tasso, e in cambio paghi un costo iniziale di solito maggiore.
Vedi la fonte: Mutui: non solo tasso fisso o variabile, Banca d'Italia
Tasso fisso o variabile 2026: come si calcola il punto di pareggio
Guarda prima la rata nel caso peggiore, poi i tassi. Per la Banca d'Italia, la rata non dovrebbe superare un terzo di quanto guadagni al netto.
Il metodo funziona con qualsiasi coppia di tassi, comprese le offerte reali che ricevi. Proviamo con tassi inventati: 170.000 € per 25 anni, fisso al 3,5 %, variabile a partire dal 2,8 %.
Semplifica molto: lo schema prevede un solo rialzo, dopo 5 anni, e poi il tasso resta fermo.
- Il fisso: rata di 851 € per tutti i 25 anni, con 85.318 € di interessi da pagare in totale.
- Il variabile parte da 789 €, ogni mese paghi 62 € in meno.
- Circa 3.748 €: è quanto vale quella differenza nei primi 5 anni.
- Dal sesto anno in poi, un variabile al 4 % fermo a quel livello porta la rata a 877 € e gli interessi a 87.892 €.
- Ti conviene il variabile se dal sesto anno resta in media sotto il 3,86 %, il livello di pareggio.
Fonte: calcolatore della rata del mutuo, Banca d'Italia, L'economia per tutti
Mutuo misto e tasso doppio: le vie di mezzo
Nel mutuo misto il passaggio può avvenire da fisso a variabile, o viceversa. Il cambio segue scadenze fisse, oppure le condizioni che trovi scritte nel contratto.
In ogni periodo ci sono i pro e i contro del tasso di quel momento. Prima della firma, accertati con cura del momento in cui il passaggio scatta.
Con il tasso doppio, il prestito viene diviso in due parti. A una parte spetta un tasso fisso, all'altra un tasso variabile, e così si muove solo una parte della rata.
Anche i parametri sono differenti. Per il fisso la banca si basa di solito sull'Eurirs, per il variabile sull'Euribor o sul tasso ufficiale fissato dalla BCE.
Fonte: Banca d'Italia, Comprare casa: il mutuo ipotecario spiegato in parole semplici
Dopo la firma puoi cambiare il tipo di tasso?
Sì, serve però un nuovo accordo. Una volta firmato un fisso, il tasso non cambia fino alla fine, se non intervengono rinegoziazione o surroga.
Con la rinegoziazione il contratto cambia: la tua banca accetta, per esempio, un altro spread, un altro parametro o una durata diversa.
La surroga trasferisce il debito presso un istituto diverso, con le condizioni che concordi con quest'ultimo. Per la legge non devi pagare nulla, né per la chiusura né per il finanziamento successivo.
Quindi una scelta sbagliata non ti vincola per sempre. Lascia comunque un margine nel bilancio familiare, così una rata che cambia non ti mette in difficoltà.
Fonte: Banca d'Italia, La BCE taglia i tassi ancora una volta: buone notizie per i mutui?
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